La prima volta che porti una maxi-enduro su uno sterrato succede una cosa interessante: tutto quello che su asfalto ti sembrava normale diventa diverso…
La moto se ne va un po’ dove vuole lei e devi imparare a gestire la cosa
Il peso cambia significato.
L’altezza cambia significato.
Ecco, se stai pensando di provare i primi sterrati con una maxi-enduro, la prima cosa che vorrei dirti è questa: non devi dimostrare niente a nessuno. Non devi fare il Dakariano, non devi arrivare in cima alla montagna in piedi sulle pedane urlando dentro al casco e non devi tornare a casa con la moto talmente infangata da non capire più di che colore fosse.
Devi solo cominciare bene… e con calma
Io alcune cose le avrei volute sapere prima. Mi avrebbero risparmiato fatica, qualche spavento e probabilmente un paio di momenti in cui ho guardato la moto pensando: “Ma chi me l’ha fatto fare?!”.
Lo sterrato facile deve essere facile davvero
La parola “facile”, nel fuoristrada, è una delle più pericolose.
Facile per chi?
Per uno con una moto da enduro leggera? Per uno che fa sterrati da vent’anni? Per uno che considera rilassante salire su sassi smossi con una moto da 250 chili?
Per iniziare con una maxi-enduro, facile significa una cosa molto precisa: strada bianca larga, fondo compatto, pendenza minima, spazio per fermarsi e possibilità di tornare indietro senza dover invocare santi, amici o trattori.
Meglio annoiarsi un po’ la prima volta che trovarsi subito in difficoltà. L’obiettivo non è mettere alla prova il coraggio. È capire come si muove la moto quando sotto le gomme non c’è più asfalto.
Il peso non sparisce: devi imparare a conviverci
Su strada una maxi-enduro può sembrare sorprendentemente agile. Appena sei in movimento, il peso si nasconde bene.
Sullo sterrato, invece, il peso ogni tanto riappare. E di solito non manda un messaggio prima.
Lo senti quando devi fare inversione, quando ti fermi in un punto sbagliato, quando la ruota davanti trova un solco o quando appoggi un piede e scopri che il terreno è dieci centimetri più basso di quanto avevi previsto.
La cosa importante è non irrigidirsi. Più ti aggrappi al manubrio come se stessi difendendo l’ultimo panino alla salamella della giornata, più la moto diventa difficile.
Serve morbidezza. Serve lasciarla muovere un po’. Serve accettare che non tutto sarà preciso come sull’asfalto e, ti assicuro, dopo un po’ questa cosa comincerà a piacerti!
All’inizio è strano. Poi diventa una delle parti più belle.
Le gomme contano, ma non fanno miracoli
Le gomme giuste aiutano tantissimo.
Una gomma troppo stradale su fondo smosso può rendere tutto più complicato, soprattutto se trovi ghiaia, fango o erba bagnata. Però è bene chiarire una cosa: montare pneumatici più tassellati non trasforma automaticamente noi in piloti e la moto in una piuma.
La gomma dà margine. Non sostituisce tecnica, prudenza e scelta del percorso.
Per i primi sterrati non serve per forza l’equipaggiamento da traversata africana, ma almeno bisogna essere consapevoli di che gomme abbiamo sotto. E se il fondo è bagnato, la prudenza deve salire parecchio.
Il fango, specialmente con una maxi-enduro, è una di quelle cose che sulla carta sembrano avventura e nella pratica possono diventare parolacce a non finire urlate dentro il casco.
Andare piano non significa andare meglio
Questa è una delle cose meno intuitive.
Quando hai paura, la reazione naturale è rallentare tantissimo. Il problema è che una maxi-enduro, se va troppo piano su fondo irregolare, diventa più instabile e più pesante da gestire.
Non sto dicendo di entrare a cannone in ogni curva, ci mancherebbe.
Sto dicendo che serve un minimo di ritmo. Una velocità bassa ma regolare, abbastanza da far lavorare la moto e superare piccole buche, sassi e ondulazioni senza piantarsi su ogni ostacolo.
La differenza tra “prudente” e “fermo impaurito” è sottile, ma si sente subito.
Lo sguardo decide dove vai
Sul primo sterrato capita quasi a tutti: vedi una buca, la fissi, la studi, la temi, la osservi come se fosse una creatura appena uscita dal sottobosco.
E poi ci finisci dentro.
La moto segue lo sguardo molto più di quanto vorremmo ammettere. Bisogna guardare dove si vuole andare, non dove si ha paura di finire.
Questo non significa ignorare gli ostacoli. Significa vederli, scegliere la linea e poi spostare gli occhi avanti. Sullo sterrato il cervello deve lavorare qualche metro prima della ruota anteriore.
Quando ci riesci, anche un percorso semplice diventa molto più fluido.
In piedi sulle pedane: sì, ma senza diventare statue
Prima o poi qualcuno ti dirà: “In fuoristrada devi stare in piedi”.
Vero, spesso aiuta.
Stare in piedi sulle pedane permette di assorbire meglio le irregolarità, spostare il peso e lasciare la moto più libera sotto di noi. Però non basta alzarsi e irrigidirsi come un palo della luce con il casco.
Le ginocchia devono rimanere morbide, le braccia rilassate e il busto pronto a seguire il movimento. All’inizio ci si sente ridicoli. Normale. Nessuno nasce elegante su una maxi-enduro che balla sopra la ghiaia.
Se non ti senti sicuro, non c’è per forza bisogno di stare in piedi, anche seduti ci si può comunque divertire in sicurezza.
Prima di partire, alleggerisci tutto
La prima uscita in sterrato non è il momento migliore per montare valigie piene, bauletto, borsa serbatoio gigantesca e attrezzatura sufficiente a passare tre settimane in Patagonia.
Meno peso hai, meglio è.
Se puoi, prova con la moto più leggera possibile. Togli ciò che non serve, controlla che nulla si muova e tieni addosso protezioni adeguate.
Una caduta da fermo o a bassissima velocità può capitare. Non è una tragedia, ma con una moto pesante e carica diventa subito più faticosa e più costosa.
Non uscire da solo, almeno all’inizio
Lo so, l’idea di partire da soli su una strada bianca ha un fascino notevole. C’è quella sensazione da esploratore, quella piccola voce che dice “vediamo dove porta”.
Bellissimo.
Ma per le prime uscite è meglio avere qualcuno con te. Non necessariamente un campione, anzi: meglio una persona paziente, capace di rispettare il tuo ritmo e abbastanza intelligente da non trasformare una prova tranquilla in una gara di ego.
Se la moto cade, se ti stanchi, se un tratto ti mette in difficoltà, essere in due cambia completamente la situazione, a volte mi è capitato di fare cose che, se fossi stato da solo neanche avrei pensato di guardare
Fermarsi non è fallire
Questa forse è la cosa più importante.
Se arrivi davanti a un tratto che non ti convince, fermati. Scendi. Guardalo a piedi. Valuta se ha senso continuare.
Tornare indietro non è una sconfitta. È una decisione.
Nel fuoristrada, soprattutto con una maxi-enduro, la differenza tra avventura e problema spesso è un metro in più fatto per orgoglio.
La strada sarà lì anche un’altra volta. La moto, possibilmente, preferiamo riportarla a casa intera. Anche noi, già che ci siamo.
Cosa porterei alla prima uscita
Senza trasformare la moto in un’officina mobile, per un primo sterrato facile porterei:
- telefono carico;
- acqua; ancora meglio un camelbak
- guanti e protezioni serie;
- un kit minimo per piccole emergenze;
- qualcosa per gonfiare o controllare le gomme;
- un amico con un minimo di pazienza;
- un itinerario breve e chiaro;
- la voglia di imparare senza fare il fenomeno.
Poi, con l’esperienza, ognuno costruisce il proprio modo di prepararsi. Ma all’inizio la semplicità è una grande alleata.
La prima volta non deve essere epica
La prima uscita in sterrato con una maxi-enduro non deve diventare un racconto leggendario.
Anzi, se alla fine dici “tutto qui?”, probabilmente hai scelto bene.
Hai capito come reagisce la moto, hai sentito le ruote muoversi sotto di te, hai magari fatto qualche piccolo errore senza conseguenze e sei tornato a casa con la voglia di riprovare.
Questo è il punto.
Non serve essere piloti. Non serve cercare subito il percorso difficile. Non serve dimostrare che la moto può fare tutto.
Serve rispetto, gradualità e un po’ di sana umiltà. Che nel fuoristrada, soprattutto con una maxi-enduro, pesa molto meno delle valigie laterali e serve parecchio di più.

